Riflessioni politiche intorno all’efficacia e necessità delle pene
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Nel 1764, a Milano, il giurista illuminista Cesare Beccaria dà alle stampe il suo famoso saggio dal titolo “Dei delitti e delle pene”. Un testo che rivoluzionò il concetto di pena da comminare al reo e sancì l’inopportunità, se non l’inutilità, della pena di morte e della tortura. Quasi le identiche teorie filosofiche e analoghi principi giuridici sono contenuti nelle “Riflessioni politiche sull’efficacia delle pene” che cinque anni prima, nel 1759, il Tommaso Natale aveva abbondantemente elaborato. Solo che, per pigrizia e indolenza (forse anche per paura della onnipresente Inquisizione allora operante in Sicilia), preferì parlarne con amici di tutta Italia ma non darle alle stampe, tenendosi le sue “Riflessioni” chiuse in un cassetto di una scrivania del suo ricchissimo (di libri) studio dell’ampio palazzo sito a Palermo nei pressi di porta Termini, oggi via Garibaldi.